documentazione scientifica Maria Grazia Tibiletti
a cura di Fabrizia Buzio Negri



L’essenza dell’uomo sta nella sequenza delle basi del DNA.
In questo millennio la ricerca, l’avvento delle nuove tecnologie ha permesso all’uomo di decodificare il proprio codice genetico.
Questo è il punto di incontro tra due amiche dalla diversa formazione culturale:
la ricercatrice Maria Grazia e l’artista Tiziana, che scoprono insieme sinergie, similitudini e affinità sul grande argomento della vita e dell’uomo.
Questo incontro tra razionalità e rigore scientifico, interpretazioni e rielaborazioni emotive attraverso visioni cromatiche si propone un iter didattico, o meglio due percorsi che si intersecano: l’uno scandito da tappe scientifiche, l’altro da emozioni pittoriche ispirate dalle incalzanti scoperte sul genoma e dalle nuove tecnologie della genetica umana.
La mostra si articola tra lavori pittorici su carta nepalese, rielaborazioni fotografiche, installazioni, paesaggi interiori, graffiti, codici segreti, accompagnati da didascalie che raccontano alcuni passaggi della ricerca sul genoma umano dagli anni 50 fino ai giorni nostri con l’avvento delle ultime e modernissime tecnologie.
Da questo incontro tra scienza ed arte scaturisce il desiderio di accendere attenzione alla ricerca e in particolare ai ricercatori, spesso oscuri eroi del nostro tempo oggi attori di un video realizzato da Sofia Rasini.

Maria Grazia Tibiletti

Scienza & Arte. Due frontiere sconfinanti l’una nell’altra, nelle meraviglie senza fine da coordinare nello scenario definito di questa esposizione che vive della consapevolezza di ritrovare il tempo insondabile dell’esistere nello spazio fermo dei linguaggi. Perché l’argomento - al di là del fluire delle stagioni e del volgere del tempo storico - appartiene agli esseri viventi. Parlare del genoma umano, muoversi sui percorsi della doppia elica del DNA, tra il gesto dell’arte che si tramuta in luce/colore e la vastità codificata della ricerca genetica: così nasce questa mostra, innanzitutto, un incontro umano tra il critico d’arte, l’artista, la genetista. Come spesso accade nella vita, forze apparentemente divergenti, come impeti di vento, si sfiorano in una meditazione che suscita stupori infiniti. Una realizzazione, questa, che concretizza emozioni condivise in modalità differenti ma complementari e in assonanze evidenti, nei tracciati intersecantisi, innestati su una lettura personalizzata delle incalzanti scoperte dovute alle nuove tecnologie.
Attraverso il medium della creatività, questa sorta di scrittura segreta nel procedere alchemico espositivo, tra razionale ed emozionale, si trasforma in una grande esperienza di conoscenza tra dipinti di Tiziana Priori e sezioni didattiche articolate da Maria Grazia Tibiletti, esplicative delle tecniche più raffinate che hanno consentito di giungere a decodificare il codice genetico e a costruire la mappa del DNA. Il Video (realizzato da Sofia Rasini) e i documenti scientifici interagiscono con i lavori artistici, liberamente ispirati in particolare al tema della sequenza delle basi nella spirale della vita, sondata in profondità e nella sua complessità, per investigare attraverso la materia pittorica il divenire illuminante della ricerca.
Nelle molteplici esecuzioni pittoriche, Tiziana Priori si è espressa a volte nella tridimensionalità con cromatismi intensamente carichi, utilizzando elementi di ferro non come cornici, ma essenziali supporti di tante formelle consequenziali, allusive del DNA. Ha poi realizzato una decina di quadri su base fotografica, commistione sperimentale tra pigmenti acrilici e foto digitali. In altri momenti meditativi, sono le preziose carte a mano nepalesi ad accogliere le energie vitali, ma anche le inquietudini, forse la tensione conoscitiva nel duro cammino della scienza. Si risente ovunque una forte esigenza di “visione profonda” che l’ha portata ad esprimersi attraverso l’effetto predominante del colore, dai timbri intensi del rosso carminio fino alle mille gradazioni riscontrabili in natura, in certi verdi addossati al blu cobalto, passando attraverso le morbidezze informali degli ocra fino a sfumare stingendosi gli uni negli altri, mappe geografiche di paesaggi arcani.
La rielaborazione dei dati scientifici catturati da elettroforesi o da array di espressione genica, quasi un codice pittorico in cui la “mutazione” è la singolarità della pennellata, ha indotto a studiare particolarmente i contesti installativi: l’elemento-ferro che riquadra o la leggerezza della carta nepalese per visioni che paiono in movimento lasciano intravedere nell’allestimento della mostra l’ansia di conciliare l’anelito spirituale e il rigore scientifico in percezioni visive che portano il segno di intime contemplazioni. Un’occasione, questa, che metterà in moto sia l’anima che la mente fino a desiderare di capirne di più, lasciandoci prendere dall’essenza vitale del colore per andare “oltre”, nella dimensione mai conclusa dell’esistere.

Fabrizia Buzio Negri