Tiziana Priori è nata a Cremona in una famiglia di artisti, il padre Ercole Priori è scultore, come il prozio Alceo Dossena. La sua formazione artistica parte da una visione classica, che respira in famiglia, poi frequenta l’Accademia di Brera, nell’aula di Cavaliere e approfondisce l’arte moderna e contemporanea. Dopo una ricerca legata alla relazione tra psicologia, arte e spiritualità, approda negli anni novanta ad un'espressione astratta di cui
il colore è protagonista.
Per il cromatismo i suoi maestri ideali sono Mark Rothko e Gerhard Richter, per la lezione materica Fontana e
Burri, per la ricerca spirituale spazia da Kandinsky a Yves Klein. Attratta dall’arte povera e ambientale, utilizza materiali come ferro, legno, cemento che contrappone alle delicatezze di carte fatte a mano, dipinte ad acrilico,
in un gioco alchemico di contrasti yin e yang, cercando una pittura tridimensionale che va oltre lo spazio consueto, esprimendosi in forme pittoriche ed installazioni. Ha partecipato a numerose collettive e personali in Italia e all’estero e le sue opere sono in collezioni private italiane e straniere e in spazi museali.

Intervista di Roberto Plevano - Arte Incontro edizioni Bocca


Che cosa è l'arte per te?

L'arte è la libertà di essere.

Quando è iniziata la tua vicenda artistica?

Sono nata in una famiglia di artisti,mio padre Ercole Priori è scultore come era suo zio Alceo Dossena.
Ho sempre disegnato, dipinto, modellato, ho esposto la prima volta in una personale a Cremona da
piccolissima, e non posso immaginare la vita senza la creatività.

In quale periodo hai tenuto le prime esposizioni?

Negli anni 70, dopo due anni all'Accademia di Brera con Alik Cavaliere, ho partecipato a numerosissime
collettive, e personali. Ho continuato a lavorare, con un lungo periodo senza esposizioni negli anni 80,
per poi rituffarmi nel piacere del confronto artistico negli anni 90.

Quale è stato il tuo itinerario di pittrice?

Il primo periodo era figurativo, con uno sguardo a Becon e a Moore; dopo ho sperimentato vari linguaggi
e poi la crisi degli anni 80, mi ha portato a cammini spirituali, a provare varie forme di meditazione e di
percorsi autoanalitici, quali la psicosintesi di Assaggioli, e l'induzione visiva di Milton Erickson; mi sono
occupata di psicologia del segno e del colore, di Arte-terapia, di cromoterapia, per approfondire ricerche
legate alle energie dei colori e dei flussi planetari. Solo dopo sono approdata ad una espressione astratta,
aperta a sperimentazioni concettuali con un occhio attento allo spiritualismo di Kandinskij, al simbolismo,
al surrealismo, all'arte povera, al minimalismo, ma soprattutto al trionfo del colore di Rothko e di Gerhard
Richter.

Perché la pittura astratta ?

Faccio fatica a dar una definizione a ciò che faccio: ciò che cerco di esprimere sono tracce di emozioni,
pensieri, meditazioni, ricordi, oserei dire paesaggi interiori, quindi esprimo la mia realtà personale.
Mi piace far interagire la poesia del colore su carte delicate e pregiate, con la durezza di strutture in ferro, un incontro tra pittura e tridimensionalità, tra la sensibilità del gesto cromatico e la forza del metallo, (- Venere e Marte: femminile e maschile;) tra la delicatezza di un sogno sulla carta e la durezza di un contesto-struttura quale metafora del quotidiano. Essermi liberata dalla figurazione, mi dà una grande libertà inventiva, mi dà la possibilità di vivere l'arte come rito sciamanico, cercando oltre, usando la forza guaritrice del colore, aprendo porte interiori misteriose, innescando energie trasformative.

Quale idea conduce alla tua odierna pittura?

È il desiderio di vedere oltre,: l'esperienza di meditazione buddista mi ha spinto in questi ultimi anni a cercare di vedere al di là dell'apparenza delle cose. Spesso i soggetti -pretesto sono porte, finestre, video, raggi luminosi, vortici di energia,mandala, scale interiori: tutti elementi del guardare o del percepire: guardare dentro di sè.

Cosa è per te l'opera d'arte?

L'opera è uno spazio sacro dove si incontra l'intenzione di chi fa arte e chi guarda: e mi auguro che chi osserva un opera in genere, non solo le mie, non si accontenti più solo della dimensione estetica, compositiva, del rigore linguistico di appartenenza a questa o a quella corrente artistica, ma si inoltri in una percezione più profonda, che va al di là dell'opera in sé. Mi auguro che chi osserva, ricerchi un vero incontro empatico, un ricreare insieme con l'artista un contatto magico, un'emozione, una comunicazione sottile, più interiore, più spirituale, analogica, un ritrovarsi in una dimensione oltre i ruoli, oltre l'ego, oltre le situazioni, oltre la razionalità…

Cosa ti ha dato e cosa ti ha insegnato l'arte?

Mi ha dato la libertà, la possibilità di sperimentare mondi interiori e segreti, dove rifugiarmi dal frastuono del nulla, alla ricerca dell'assoluto. Mi ha dato la possibilità di essere primitivo e uomo del terzo millennio nello stesso tempo, di essere bambina e anima antica, di rivivere tracce di vite precedenti, di volare nel tempo e nello spazio, di sfidare la creatività della natura e sentirmi per un attimo Creatore, per ritornare subito dopo con i piedi per terra, relativizzando l'enfasi e l'entusiasmo della pazza euforia del fare arte. Ma soprattutto mi ha dato gioia. Un artista è poi un "canale", un canale emotivo, spirituale, sociale, storico.